Il numero 5 di OI MAG si pare con un racconto fotografico che ci ricorda da un lato la fine dell’estate, dall’altro la malinconia della gioventù passata e, in fondo, anche i problemi ambientali che ci troviamo ad affrontare in modo sempre più drammatico. Gettate da una parte dopo i giochi dell’infanzia, così, le bambole finiscono “da qualche parte” e infine in mare, dove navigano portate dalla corrente, trasformandosi in piccoli mostri poi depositate sulle spiagge, ed è qui che Tiziano Pellegrini le ha fotografate come memento della nostra stupidità. Ma la natura cerca anche di riprendersi i suoi spazi, di reagire secondo quel fenomeno che un termine diventato di moda chiama resilienza: è quello che sembra dirci il progetto di Vasco Baldini: alla fine, è sempre ”Gaia” a vincere.
Michael Sprenger ci racconta a sua volta un esempio di coesistenza tra le esigenze della natura e le necessità dell’uomo: il torrente Gesso . Dopo la siccità la pioggia tornerà e allora nelle nostre città si formeranno di nuovo le pozzanghere, che Roberto Di Stefano sfrutta per fotografare un mondo alla rovescia, in cui alto e basso, realtà e riflesso si confondono, un ritratto della nostra società che deve farci riflettere (è il caso di dirlo) sulle nostre responsabilità. E questo affinché i guasti provocati al pianeta non porti all’esplosione del Caos, sembra dirci Giorgio Bianchi con il suo progetto “astratto”. Mariagiulia Amaldi invece crea un ponte ideale tra l’Italia e la Cina ed esplora la grande utilità del cemento, ma anche le implicazioni che comporta. Ovviamente il cemento, l’acciai e il vetro possono essere utilizzati anche per creare quartieri efficienti e visivamente coinvolgenti come la Défense di Parigi, indagata con una vecchia fotocamera a pellicola (una sorta di cortocircuito temporale) da Marco Vitali, in modo da mostrarci come anche in Europa la modernità possa avere piena cittadinanza.
Questo aspetto è esattamente quello indagato da Donatella Cursi, in una sorta di epifania delle geoemetrie urbane.
Il nuovo Moloch dell’età moderna è l’indifferenza, ben rappresentata nel lavoro di Antonio Scarfò dal modo in cui le persone evitano di interagire con gli artisti di strada che cercano apparentemente invano di coinvolgerli.
Ma una speranza c’é, ed è rappresentata dalle iniziative di cooperazione e collaborazione come “La Distillerie”, in Francia, un luogo in cui le persone stanno insieme per creare qualcosa di bello e utile. E’ questo luogo di amicizia che ha fotografato Alessandra Natali, probabilmente con il sorriso sulle labbra.
E infine, un lavoro minimalista di grande intensità che sfrutta la neve (sempre più rara, purtroppo, negli ultimi anni) per raccontare un ambiente come la piana di Castelluccio di Norcia nota ai più per le fioriture. Un approccio originale ed efficace, quello di Beatrice Bramucci, che chiude degnamente questo numero di OI MAG!

