Si inizia con un reportage dai campi fioriti di papaveri (con sorpresa finale) realizzato da Paola Morsoletto: un tripudio di colori e bellezza che - ahimé - a causa delle tecniche intensive utilizzate oggi in agricoltura sta diventando sempre più raro. Dalla terra saliamo verso il cielo, ammirando i volovelisti che si preparano a solcare il blu. La nostra Beatrice Bramucci però ferma il suo racconto un attimo prima del volo vero e proprio: quel che ci mostra è tutto il prima, la preparazione maniacale dell’attrezzatura. Chiara Pedalino ci presenta invece un progetto in cui analizza un mondo - quello dell'atletica giovanile - che meriterebbe più attenzione, non solo per avere domani dei campioni, ma anche perché modello di uno stile di vita virtuoso e salutare. Spesso chi corre - almeno per le strade della città - porta con sé un amico a quattro zampe. Con ironia Elena Ferracini accosta le gambe degli umani e le zampe dei cani, in un portfolio di immagini curiose e significative, in cui molti si ritroveranno. Se possiedono un cane, almeno! E camminando per le strade di città con il proprio amico "peloso", di sicuro molti saranno capitati negli angoli dimenticati della città. Sono gli spazi marginali che Daniele Algranati ha scelto per il suo progetto: un modo diverso di raccontare la città. E nei contesti urbani, negli ultimi anni, sono divenute sempre più comuni le telecamere di sorveglianza: nonostante la mania della "privacy" della nostra società contemporanea, in verità non siamo mai stati così spiati e osservati, sembra dirci Mauro Conter con il suo progetto dedicato a una realtà distopica. In un futuro non molto lontano, gli archivi segreti potrebbero rivelare chissà cosa di noi e delle nostre vite. E non esiste città moderna senza i colori: ben lo sapeva Ernst Haas a cui Daniela Donegà si è ispirata per realizzare anche lei un racconto diverso dal solito sul contesto urbano. Le città cambiano, a volte bene a volte in modo poco armonico. Le città grandi ma anche quelle piccole, come Alghero, che Daniela Pinna descrive nella sua veste poco nota: appena fuori del bellissimo centro storico, ecco che le architetture diventano quelle globalizzate e tutte uguali che sono presenti ovunque, in Italia e nel mondo. Ketty Merlin affronta invece il tema della guerra grazie alle sue caserme abbandonate, in montagna. In mezzo alla bellezza della natura e del paesaggio, queste testimonianze dell'umana stupidità servono ancora oggi a farci riflettere, magari prima di andare in vacanza: in montagna, certo, ma anche sulle spiagge, che Patrizia Pratesi ci racconta ricorrendo al mosso intenzionale, per creare delle immagini che non si riferiscono a un contesto balneare specifico.

