In questo numero della nostra Bookazine, iniziamo con un lavoro che va a indagare il cielo non cercando nuvole o fenomeni particolari, ma anzi concentrandosi proprio sul colore del cielo mediterraneo, quel blu che ben conosciamo e che ben si accompagna al candore delle architetture che Monica Vintaloro vi staglia contro, in un gioco di rimandi e citazioni (da Ghirri a Franco Fontana) estremamente efficace.
Spesso i soggetti delle fotografie più riuscite sono semplici, quasi banali. Ce lo dimostra ancora una volta Paola Morsoletto con il suo portfolio sulle finestre. Camminando per le strade delle città e dei paesi tutti noi le abbiamo costantemente davanti gli occhi, ma riusciamo a vederle? Paola ci spinge ad aprire lo sguardo e a riconoscere forme, contrasti e riflessi che hanno per protagonisti proprio quei rettangoli che costituiscono il legame tra l’esterno e l’interno delle nostre case.
Carlo Traini ci propone una variante delle finestre: i finestrini, quelli delle auto. O, meglio, un finestrino - quello alla destra del guidatore - che a differenza delle normali finestre si sposta, è sempre in viaggio come il nostro autore e attraverso cui vediamo il mondo, almeno uno spicchio di mondo ma estremamente rappresentativo. Un progetto affascinante in cui la ripetitività dell’inquadratura fa risaltare l’estrema varietà, invece, delle situazioni incontrate.
Fabio Bedini si è concentrato su un altro elemento a cui spesso non dedichiamo la giusta attenzione, le ombre. Non quelle quotidiane di quando passeggiamo nelle giornate di sole, ma quelle particolari, strane, misteriose create dalle statue nelle chiese o nei musei a causa delle luci artificiali, spesso multiple. E’ un gioco di rimandi e moltiplicazioni, che fa riflettere anche sulla condizione umana, che è il tema portante dei due progetti successivi.
In quello di Giuseppe Bottelli le statue sono sostituite dalla loro variante “commerciale” e moderna, i manichini, e le ombre dai riflessi, ma anche in questo caso questi alter ego degli esseri umani diventano protagonisti di una vicenda che ci porta a riconsiderare il nostro ruolo in una società basata sul consumo e che spesso non pone la giusta attenzione su quel che davvero ci rende “umani”.
Da questa considerazione è partito anche Roberto Di Stefano, che “utilizza” persone vere ma, come suggerisce il titolo del suo lavoro, le “dissolve” grazie alla tecnica dell’ICM (Intentional Camera Movement, mosso intenzionale). In tal modo sia il contesto in cui si muovono che la loro stessa identità perde importanza, e i personaggi ripresi divengono icone universali della condizione umana contemporanea, in cui il singolo tende a prevalere sul concetto di “comunità”.
La terza parte del presente numero di OI MAG si concentra invece sul territorio e sulle condizioni atmosferiche, entrambi temi di stretta attualità e direttamente connessi.
Così la siccità e i mutamenti economici (e climatici) degli ultimi decenni stanno mettendo in crisi tradizioni agricole centenarie, come la coltivazione del riso, che ha bisogno di grandi quantità di acqua. Il che ha portato all’abbandono di interi comprensori un tempo “vocati” a tali coltivazioni, come ci racconta con grande efficacia Alessandra Natali con il suo progetto “Riso Amaro” in cui non vediamo persone ma i luoghi silenti in cui un tempo vivevano, lavoravano, morivano. Insomma conducevano le proprie vite.
Dove c’era umidità, come nelle risaie, c’era la nebbia. In verità c’è ancora, ma è sempre più rara e se a qualcuno questo può far piacere, è senza meno, però, un sintomo dei mutamenti climatici e in fondo anche la perdita di una certa “identità climatica”, dato che sempre meno di frequente le classiche previsioni del tempo indicano “Nebbia in Valpadana”, che è il titolo del progetto che Vasco Baldini dedica a questo fenomeno atmosferico affascinante e che ai fotografi ha regalato e regala sempre profonde suggestioni e ottime fotografie.
Il numero si chiude con un altro fenomeno atmosferico (anche questo molto ridotto rispetto al passato): la neve. Che diventa una sorta di personaggio con una propria identità, come sottolinea l’autore del portfolio, Giorgio Bianchi, togliendo l’articolo determinativo, così non è “la” neve, ma “Neve”, come fosse una vecchia amica che torna regolarmente a trovarci e ci regala la sua magia, fredda ma intrigante, che rende ogni cosa - e soprattutto gli alberi spogli - come grafismi assoluti in un mare di apparente nulla.
10,00 €
In questo terzo numero della Bookazine creata dagli iscritti alla Masterclass ancora tanti progetti fotografici che spaziano in diversi campi.
Esaurito

